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L’appuntamento con la Fiera Internazionale del Libro si rinnova ogni anno a maggio al Lingotto di Torino. La Fiera è in primo luogo la più grande libreria d’Italia. Uno sterminato scaffale nel quale il grande pubblico può fare scoperte sorprendenti, incontrare i titoli più belli e curiosi, i volumi introvabili e le ultime novità. Una vetrina dove gli editori piccoli e medi hanno la stessa visibilità dei big player e dove anche l’editoria locale può farsi conoscere oltre i confini del proprio territorio. Ma la Fiera è al tempo stesso un vivace festival internazionale della cultura, un appuntamento irrinunciabile che richiama appassionati da tutta Italia. Oltre mille convegni, appuntamenti, dibattiti, spettacoli con più di 2.000 relatori e ospiti: premi Nobel, scrittori, scienziati, filosofi, storici, giornalisti, artisti. Le più lucide intelligenze del mondo contemporaneo, i grandi interrogativi per comprendere le sfide della società in cui viviamo. Un confronto condotto sempre nello spirito del rispetto e del dialogo fra le culture e le idee degli altri. La Fiera è anche il principale spazio di riferimento per gli operatori professionali del libro in Italia: editori, librai, bibliotecari, insegnanti, agenti, traduttori. Due sezioni della Fiera sono interamente dedicate agli addetti ai lavori: l’International Book Forum per lo scambio dei diritti di edizione e traduzione, e il Book Film Bridge per la trasposizione audiovisiva delle opere letterarie. E dal 2007 anche l’Incubatore, per aiutare i giovani editori a farsi conoscere, e l’Italian Fellowship Program, che ha offerto a numerosi editori internazionali l’opportunità di visitare e conoscere le principali case editrici italiane. La Fiera nasce nel 1988 da un idea di due torinesi: il libraio Angelo Pezzana e l’imprenditore Guido Accornero.
Si tiene a Torino Esposizioni e si chiama Salone del Libro. Il logo, un libro che si apre in modo invitante come una porta, è disegnato da Armando Testa. Fin dalla nascita il Salone del Libro si caratterizza con un tema annuale. Un’ idea felice, un filo conduttore che unisce i convegni più importanti e inaugura una tradizione che dura tuttora. Tema della prima edizione è Brevi istruzioni per una bussola. Quello del 2008 è stato “ Ci salverà la bellezza?”A tenere a battesimo il Salone è il poeta russo Josif Brodskij. Fresco di Nobel (1987), commenta: «L’idea di tenere un Salone del Libro nella città in cui un secolo fa Friedrich Nietzsche perse il lume della ragione è un’idea luminosa con un buon pizzico di follia».I numeri della prima edizione: 100.000 visitatori, 3.600 operatori professionali, 958 insegnanti, 553 espositori. Il Salone è da subito meta di ospiti di grande standing: Jacques Derrida, Claudio Magris, Jorge Amado, Jean-Pierre Vernant, Umberto Eco, Nikita Mikhalkov, Nadine Gordimer, Renzo Piano, Salvatore Sciarrino, Federico Zeri. Con loro, nomi di forte richiamo popolare e mediatico.
L’appuntamento piace e si ripete ogni anno, con un successo di editori e pubblico crescente. Presto si sposta al Lingotto appena restaurato. Dal 1993, edizione consacrata a Ciò che è vero, ciò che è falso, direttore culturale è Beniamino Placido. Per superare le crescenti difficoltà economiche e organizzative dei privati proprietari del marchio, nel 1999 il Salone viene rilevato da Regione Piemonte, Provincia di Torino e Città di Torino, che ne affidano la promozione e il progetto culturale alla Fondazione per il Libro, la Musica e la Cultura.
L’evento cambia nome e diventa Fiera del Libro. Segretario generale della Fondazione, e dal 2006 presidente, è Rolando Picchioni: già sottosegretario per i Beni Culturali, presidente del Consiglio regionale del Piemonte e del Teatro Stabile di Torino, con un lungo e prestigioso curriculum di organizzatore culturale. Picchioni chiama alla direzione della Fiera lo scrittore Ernesto Ferrero, intellettuale torinese di Casa Einaudi e a lungo in Mondadori. La giovane Fiera raccoglie subito l’appoggio di gran parte dell’editoria italiana. Un consenso che le permette di respingere gli attacchi di chi avrebbe voluto portarla via da Torino, nel cuore dell’industria del libro. L’edizione 1999 registra un successo straordinario, con 190.987 visitatori, 19.079 operatori professionali, 10.966 insegnanti, 825 espositori. La Fiera diventa così anche un tassello fondamentale nella metamorfosi di Torino da città-fabbrica a città dei servizi, da metropoli della produzione materiale a capitale della cultura, della conoscenza e dell’innovazione. Un nuovo riconoscimento alla Fiera del Libro giunge nel 2002. La manifestazione diventa Internazionale. Potenzia i suoi legami con il mondo e rafforza i settori rivolti agli operatori professionali con due nuove aree: l’International Book Forum, dedicato alla contrattazione dei diritti di edizione e traduzione, e il Book Film Bridge, per la trasposizione cinematografica e televisiva delle opere letterarie.Fiera inaugura la tradizione di avere ogni anno un diverso Paese ospite, presente con un proprio stand, autori ed editori, mostre, spettacoli, artisti, sguardi e approfondimenti. Dal 2001 si sono succeduti a Torino Catalogna, Olanda, Svizzera, Canada, Grecia, Brasile, Portogallo e Lituania, Paese ospite nel 2007. Protagonista del 2008 è stato il discusso Israele, che ha creato un clima di tensione intorno al salone, risoltosi con una manifestazione che però ha disatteso (fortunatamente) le aspettative senza creare problemi al normale proseguimento dell’evento.Dal successo della prima edizione di Terra Madre (il meeting delle comunità mondiali dei produttori e trasformatori di cibo al Salone del Gusto 2004), nel 2005 nasce Lingua Madre. È il cuore world della Fiera, una nuova carta identitaria dell’appuntamento torinese. Gli scrittori delle lingue minoritarie e «povere» del mondo, gli autori migranti che scelgono di esprimersi nelle grandi lingue veicolari o nelle lingue del paese d’arrivo scattano la fotografia di un pianeta globalizzato in cui il libro e la letteratura tornano al centro di nozioni e forme rinnovate di identità e di appartenenza. Fra essi, tanti i «nuovi italiani».Oggi la Fiera Internazionale del Libro si conferma come l’osservatorio privilegiato sullo stato di salute del libro e della lettura in Italia, e più in generale come il crocevia naturale per comprendere il ruolo della cultura e della creatività italiana nei nuovi scenari d’un mondo in profondo cambiamento.
Tra le sfide che la attendono c’è quella di avvicinare sempre più il pubblico dei lettori deboli e dei non-lettori, anche sperimentando le applicazioni didattiche dei nuovi media e delle nuove tecnologie. Non necessariamente «nemici» della lettura, ma potenziali alleati nell’integrazione fra le culture e nell’educazione civile delle generazioni di domani.
La Fiera di quest’anno appena conclusa ha stracciato tutte le previsioni. Tra flessioni, tenute, stop e impennate si è chiusa con un risultato appena del 3% inferiore ai visitatori del 2007. Che – ricordiamolo – erano stati oltre 302.000. Un risultato determinato dalla strepitosa performance di domenica 11 e di lunedì 12, ultimo giorno d’apertura (+15% di visitatori rispetto all’analoga giornata del 2007), e che soddisfa pienamente i vertici della Fiera: il presidente Rolando Picchioni, il direttore editoriale Ernesto Ferrero e il direttore di Biella Intraprendere Maurizio Poma. Alla conferenza stampa di chiusura, che si è tenuta nel pomeriggio di lunedì 12 maggio al Bookstock Village, sono intervenuti anche la presidente della Regione Piemonte Mercedes Bresso, il presidente della Provincia di Torino Antonio Saitta, gli assessori alla Cultura della Regione Piemonte Gianni Oliva, della Città di Torino Fiorenzo Alfieri e della Provincia di Torino Valter Giuliano, il responsabile Area Cultura – Arte – Beni Ambientali della Compagnia di San Paolo Dario Disegni e Itzhak Pakin, vice-presidente di Israele 60.
La Fiera ha rappresentato un punto di svolta fondamentale, oltre che un momento di crescita per la neonata casa editrice Pubblicitàitaliana.com, rivelatasi a detta di molti la vera novità della manifestazione. I testi hanno destato moltissimo interesse a chiunque si è fermato allo stand, che nonostante fosse collocato in una posizione laterale del padiglione 1, è stato visitato da moltissime persone. Per noi il bilancio è stato davvero positivo, ora bisognerà solo raccoglierne i frutti e iniziare a lavorare per portare alla ribalta questa meravigliosa creazione di Pino Caputo.
Rosario Esposito
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